Wednesday, 13 July 2011

Le anime sospese

Nel mio inarrestabile "viaggio capovolto" convivono frammenti di incontri eccezionali che qui condivido. Questo è l'incontro che ebbi con lo scrittore indiano Siddharth Danvanth Shanghvi a Torino nel 2005. Da allora la nostra amicizia non ha mai smesso di ispirare nuove emozioni.
Questo breve racconto mi venne chiesto dai redattori de LA STAMPA in occasione della mia partecipazione al Premio Grinzane Cavour 2007.

Torino 21 giugno 2005. India e Africa si incontrano nella città sabauda. La memoria fedele alla sua ingovernabile natura, mutevole e sbarazzina, ha riacciuffato uno dei miei più recenti ricordi di Torino.
E' martedì. Torino sotto il sole, l'aria calda e densa di inizio estate. Via Cavour, nel cuore della città, è la mia meta. Qui mi attende il mio ospite fresco vincitore, dalla lontana India, del Premio Grinzane Cavour. Mi accoglie sulla soglia del portone di un palazzo signorile, avvolto in pantaloni di lino bianco, camicia di cotone arancione, sandali di cuioio. Semplice, esseziale. La poesia dei suoi gesti  e il ritmo della sua voce conferiscono al momento un ché di irreale. Decidiamo di camminare, prendendo una via a caso. A quell'ora del primo pomeriggio le strade sono deserte,sembriamo gli unici passanti di Torino in esplorazione. Una strana sensazione, coinsapevoli di essere nella capitale di un polo industriale nazionale!
Camminiamo sena sosta, i palazzi, le piazze, le strade scivolano sotto i nostri passi perdendosi nei pensieri che prendono forma in una lingua diversa.Siddharth, il mio ospite, fedele al misticismo che il suo nome evoca, mi confida di avvertire una forza soprannaturale nella città, una forza che lo attrae e lo respinge al contempo. La presenza misteriosa di anime sospese su Torino, che vegliano su viandanti come noi, in cerca di sensazioni da scrivere ma che anche rifiutano la nostra invadente presenza.
Abbiamo percorso le strade della città, scruutato nei cortili dei grandi palazzi sabaudi, alzato lo sguardo verso i suoi tetti, inseguendo nomi e date, tracce di una storia antica e tormentata. Abbiamo visitato Torino, ma c'è di più. Affacciata al piccolo terrazzino del suo appartamento, la dimensione geografica della città si è annullata nelle parole di Siddharth, che  sembravano essere giunte fin lì grazie al seducente alito del monsone, risvegliando la memoria di luoghi lontani, lo scorcio di un palazzo di affettiva rimembranza a Halie Selassie Road  nel cuore di Mombasa o a Bandra, vecchio quartiere di Mumbai.
E' sera. Riparto, lascio Torino con la sensazione precisa di aver visitato la città superando i limiti di una coordinata geografica e di aver scritto in essa una mappografia inedita fatta di percezioni che solo la precisione sesnoariale e la memoria sanno osare. Forse è anche questa la magia di Torino, dove è possibile che due continenti si incontrino al ritmico fluire di una scrittura, che diventando racconto, è in grado di annullare lo spazio e il tempo.

Le anime sospese

Nel mio inarrestabile "viaggio capovolto" convivono frammenti di incontri eccezionali che qui condivido. Questo è l'incontro che ebbi con lo scrittore indiano Siddharth Danvanth Shanghvi a Torino nel 2005. Da allora la nostra amicizia non ha mai smesso di ispirare nuove emozioni.
Questo breve racconto mi venne chiesto dai redattori de LA STAMPA in occasione della mia partecipazione al Premio Grinzane Cavour 2007.

Torino 21 giugno 2005. India e Africa si incontrano nella città sabauda. La memoria fedele alla sua ingovernabile natura, mutevole e sbarazzina, ha riacciuffato uno dei miei più recenti ricordi di Torino.
E' martedì. Torino sotto il sole, l'aria calda e densa di inizio estate. Via Cavour, nel cuore della città, è la mia meta. Qui mi attende il mio ospite fresco vincitore, dalla lontana India, del Premio Grinzane Cavour. Mi accoglie sulla soglia del portone di un palazzo signorile, avvolto in pantaloni di lino bianco, camicia di cotone arancione, sandali di cuioio. Semplice, esseziale. La poesia dei suoi gesti  e il ritmo della sua voce conferiscono al momento un ché di irreale. Decidiamo di camminare, prendendo una via a caso. A quell'ora del primo pomeriggio le strade sono deserte,sembriamo gli unici passanti di Torino in esplorazione. Una strana sensazione, coinsapevoli di essere nella capitale di un polo industriale nazionale!
Camminiamo sena sosta, i palazzi, le piazze, le strade scivolano sotto i nostri passi perdendosi nei pensieri che prendono forma in una lingua diversa.Siddharth, il mio ospite, fedele al misticismo che il suo nome evoca, mi confida di avvertire una forza soprannaturale nella città, una forza che lo attrae e lo respinge al contempo. La presenza misteriosa di anime sospese su Torino, che vegliano su viandanti come noi, in cerca di sensazioni da scrivere ma che anche rifiutano la nostra invadente presenza.
Abbiamo percorso le strade della città, scruutato nei cortili dei grandi palazzi sabaudi, alzato lo sguardo verso i suoi tetti, inseguendo nomi e date, tracce di una storia antica e tormentata. Abbiamo visitato Torino, ma c'è di più. Affacciata al piccolo terrazzino del suo appartamento, la dimensione geografica della città si è annullata nelle parole di Siddharth, che  sembravano essere giunte fin lì grazie al seducente alito del monsone, risvegliando la memoria di luoghi lontani, lo scorcio di un palazzo di affettiva rimembranza a Halie Selassie Road  nel cuore di Mombasa o a Bandra, vecchio quartiere di Mumbai.
E' sera. Riparto, lascio Torino con la sensazione precisa di aver visitato la città superando i limiti di una coordinata geografica e di aver scritto in essa una mappografia inedita fatta di percezioni che solo la precisione sesnoariale e la memoria sanno osare. Forse è anche questa la magia di Torino, dove è possibile che due continenti si incontrino al ritmico fluire di una scrittura, che diventando racconto, è in grado di annullare lo spazio e il tempo.